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Processo PRG di Cartoceto, il PM tira dritto: chiesti 4 anni per Verdini

Nella requisitoria di 3 ore circa ripercorsi tutti gli intrecci politico-affaristici.

Vi ricordate il processo per la variante al Prg di Cartoceto? E’ ancora in corso. Finirà il 31 ottobre prossimo. Ma ieri non è stata un’udienza di routine. No, ieri il pubblico ministero Valeria Cigliola ha tirato la riga sotto un’inchiesta iniziata nel 2005, che ha prodotto migliaia di pagine di intercettazioni, perizie, interrogatori.

Sono state tre ore di requisitoria, per ripercorrere la trama di un accordo politico-affaristico che aveva piegato gli interessi della gente di Cartoceto a quelli di due costruttori, i fratelli Canestrari e la Petrucci costruzioni.

Erano loro, secondo il pm Cigliola, ad avere la matita in mano per disegnare la variante al Prg di Cartoceto che ovviamente andava a beneficiare gli interessi delle due imprese, le quali avevano comprato in tempi non sospetti per tutti gli altri ma non per loro centinaia di ettari di terreni agricoli per trasformarli con un tratto di matita in terreni edificabili.

Ad obbedire a questi comandi, secondo la procura, era il sindaco Ivano Verdini e il suo braccio destro, l’assessore all’urbanistica Massimo Rondina, la cui famiglia aveva venduto nel 2001 un terreno di nessun valore perché a destinazione scolastica all’impresa Petrucci per 70mila euro permettendo in cambio al disegnatore di fiducia della ditta Petrucci, l’architetto Gabriele Filippini, di diventare il consulente privilegiato del Comune per disegnare la variante al Prg. Secondo il pm, questo era uno dei corrispettivi che sindaco e assessore Rondina avevano pagato a Petrucci.

A monte di questo consorteria affaristica, secondo il pubblico ministero, esisteva la supervisione del vicesegretario alla Provincia Giovanni Rondina, il quale non aveva nessuna delega per l’urbanistica, ma era lui il terminale di Verdini al tempo dell’approvazione della variante. Era lui e solo lui, secondo il pm, l’interlocutore dei costruttori Petrucci e Canestrari. Soprattutto quando Rondina li convoca nel suo ufficio per comunicare loro che devono tagliare le espansioni previste perché troppo esagerate. Sono i costruttori che decidono dove tagliare e dove lasciare. E poi il pubblico ministero, ha spiegato come questo meccanismo perfetto abbia avuto un intoppo al momento del voto in consiglio comunale.

Un consigliere di maggioranza, Osvaldo Rotatori, doveva votare pena la mancanza di numero legale. Ma non poteva perché anche un suo terreno agricolo diventava edificabile. E allora, secondo il pm, Massimo Rondina insieme al sindaco Verdini, lo convincono a chiedere con un’osservazione alla variante preparata da loro, di escludere il suo terreno dal passaggio da agricolo ad edificabile. In questo modo sarebbe rimasto in aula e avrebbe votato la variante. Solo che Rotatori non era d’accordo a rinunciare. Per questo, Verdini lo costringe a farlo, altrimenti non l’avrebbe mai più ottenuto quel passaggio da agricolo ad edificabile.

"Un abuso di qualità — dice il pm — che ci permette di prendere le distanze da qualunque concetto di scelta politica. Qui di politico non c’è niente". Rotatori accetta, e in cambio ottiene una lettera di Verdini con la quale il sindaco si impegna a reinserire prima della fine del suo mandato il terreno di Rotatori nella zona edificabile. Quel tipo di trattativa politica-affaristica si chiama, per il codice penale, concussione per induzione.

Per questo, il pm ha chiesto di condannare l’ex sindaco Ivaldo Verdini a 4 anni di reclusione così come la stessa pena è stata chiesta per l’ex assessore Massimo Rondina. I due imputati hanno fatto delle dichiarazioni spontanee. Per Verdini, il concusso è lui perché "Rotatori mi ha costretto a firmare quel documento". Anche Massimo Rondina ha detto che "questa inchiesta è stata organizzata dall’opposizione per scalzarci dal Comune, altrimenti non ci sarebbero mai riusciti".

di Roberto Damiani

 

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